Cattedrale

L’originale costruzione della Cattedrale di Camerino, della quale si conservano nella cripta frammenti assegnabili al VII secolo, risale alla prima serie di vescovi, documentati a Camerino dal 465 d.C.

Tra il XII e il XIII secolo la chiesa fu invece riedificata a causa dei gravi danni che aveva subito durante il sacco svevo dell’agosto 1259, e doveva essere “a tre navate suddivise da dieci colonne di pietra e numerose cappelle arricchite di stucchi dorati ed eccellenti pitture” secondo le descrizioni dei contemporanei, con presbiterio a pianta poligonale di sette lati e le navate laterali che si aprivano su profonde cappelle, tutto in stile gotico tranne la facciata, ricostruita secondo i dettami neoclassici da Antonio Valeri nella metà del XVIII secolo per cura del vescovo Francesco Vivani.

Il terremoto del 1799 colpì seriamente la Cattedrale, che subì un grave crollo. Per calcolare i danni e progettare un’opera di ricostruzione fu inviato da Roma Andrea Vici, primo architetto della Rev. Fabbrica di San Pietro e allievo del Vanvitelli. Il Vici, accertata la necessità di ricostruire l’edificio, elaborò tre progetti di riedificazione. I primi due (uno che prevedeva una chiesa a tre navate e l’altro a navata unica), ancora legati a forme barocche, avrebbero salvato le parti superstiti della Cattedrale, come il coro, le sagrestie, la facciata, il campanile e le cappelle rimanenti, mentre il terzo progetto, approvato con risoluzione capitolare il 6 luglio 1800, presumeva invece una completa ricostruzione della chiesa, a croce latina, con un asse longitudinale più lungo rispetto alla precedente. La nuova chiesa presentava un’unica navata ed intercolumni a simulare delle piccole navate laterali con grande presbiterio e coro, salvando solo parzialmente le parti superstiti.

Lo schema interno risultava quindi più fisso e rigido rispetto alla chiesa precedente, ma molto regolare, con le cappelle, tre per lato, di identiche dimensioni e forma (ad evitare il frastagliamento spaziale precedente) e il ritmo ripetitivo delle colonne con capitelli corinzi (due in corrispondenza di ogni cappella scandita ed individuata da grossi pilastri) a cadenzare lo spazio, mentre un alleggerimento si otteneva solo nelle due cappelle del presbiterio, caratterizzate da angoli smussati.

Un altro problema che il Vici dovette risolvere fu quello di accontentare le richieste del vescovado, che avrebbe voluto la facciata della chiesa perpendicolare a quella del Palazzo Vescovile e quindi parallela a quella del lato opposto dello stesso con un portico antistante alla chiesa che fosse una continuazione di quello del palazzo. La pianta della chiesa venne quindi spostata verso nord-est con un conseguente ampliamento della piazza, anche se la proposta originaria formulata dal Vici, bocciata alla fine del 1805, prevedeva una rotazione dell’asse della chiesa di 90° con la facciata affrontata al Palazzo ducale.

Si decise quindi per la completa demolizione delle strutture rimanenti in modo da dare inizio immediato ai lavori, che però furono interrotti dall’arrivo dei francesi nel 1807. Alla morte del Vici, nel 1817, i lavori proseguirono sotto la guida dell’ingegner Clemente Folchi, suo genero, che fu libero di modificare ben poco, visto che la chiesa sotterranea e le fondamenta della superiore erano già pronte. Il suo intervento andò comunque a modificare la cappella del Santissimo Sacramento, la quale, ideata a pianta semicircolare, si distinse dalle altre per volere del vescovado.

Nel 1823 una parte della chiesa era già messa in funzione, pur mancando ancora molto alla conclusione dei lavori, e soprattutto della facciata. Il Vici aveva già presentato per la facciata un disegno (con prospetto a quattro colonne, frontone e attico sovrapposto), che però non piacque al Folchi, il quale ne progettò altri tre, rifiutati, comunque, dai canonici perché non rispondenti alle loro precedenti richieste. La facciata attuale, caratterizzata da due tozzi campanili, è molto pesante e appiattita (risultando una continuazione degli altri porticati del Palazzo vescovile) e contrasta fortemente con lo slancio verticale dell’interno, che presenta la navata centrale inondata di luce.

L’apertura ufficiale al pubblico risale all’8 settembre 1832.

L’interno è maestoso, specie nella navata centrale, divisa dalle cappelle laterali da quattro pilastri, movimentati grazie all’inserimento in quattro nicchie di statue dei santi Pietro, Paolo, Leonzio e Ansovino (una per ciascun pilastro e rivolte verso la navata centrale), eseguite da Giuseppe Mazzanti di Cingoli, e intervallati da coppie di colonne in corrispondenza di ogni cappella. I cornicioni sono modanati e sorretti da fitte mensoline, mentre gli stilobati e le zoccolature di calcare rosso scandiscono il ritmo in alternanza al bianco della pietra.

Sono da ammirare, all'interno e nelle sagrestie, pregevoli esemplari della scultura lignea policroma del '200 (Crocefisso) e del '400 (Madonna della Misericordia) oltre a interessanti tele di pittori di maniera del '600.

Informazioni

Nome della tabella
Costruzione 1832

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