Palazzo Pierbenedetti

Il Palazzo Pierbenedetti, oggi di proprietà della famiglia Santacchi, venne eretto su commissione del Cardinale omonimo alla fine del XVI secolo, come testimoniato dagli stemmi araldici conservati all’interno dell’edificio monumentale.

Da fonti storiche si desume che la costruzione del Palazzo venne avviata nel 1589 circa, anno in cui il Pierbenedetti venne insignito della porpora, e nel 1594 sembra che l’edificio fosse già completato, almeno nella struttura architettonica, e comunque degno di ospitare autorità pubbliche.

L’importante carica ecclesiastica ricoperta da Mariano Pierbenedetti, in particolare la carica di governatore di Roma e i successivi incarichi nelle congregazioni, portarono il Cardinale a risiedere con frequenza nella capitale, dove gli fu possibile conoscere l’architetto Domenico Fontana (1543-1607), attivo nella città richiamato dalla corte pontificia.

È certo che il Cardinale commissionò direttamente al Fontana, negli stessi anni in cui eseguiva la tomba di Sisto V in Roma (1588), la sistemazione della chiesa inferiore di San Venanzio in Camerino.

I progetti realizzati dall’architetto nella città di Camerino ed il rapporto diretto con il Cardinale fanno ipotizzare, con buona attendibilità, l’attribuzione al fontana del progetto del Palazzo.

Attualmente sotto il profilo architettonico l’immobile risulta fortemente rimaneggiato, con ampie parti ricostruite agli inizi dell’ottocento.

Esso è caratterizzato da una pregevole facciata in cotto a vista, definitasi canoni dell’architettura del cinquecento, che appare sovrapposta ad una più antica tessitura muraria.

In particolare, numerosi rimaneggiamenti sono stati effettuati nella corte interna, senza però cancellare la pregevole configurazione architettonica e spaziale, disegnata da eleganti proporzioni con precise partiture da cui traspare una cura progettuale e realizzativa elevata.

La composizione architettonica delle pareti della corte è caratterizzata infatti da una scansione regolare, tripartita, eseguita mediante l’utilizzo di proporzionate lesene.

Queste si sviluppano in altezza, in doppio ordine, e terminano per ambedue i piani con capitelli.

Una più aggettante cornice marcapiano segna il primo ordine architettonico, nell’evidente ricerca figurativa di dilatare lo spazio della corte stessa, spazio oggi modificato dalla presenza di ballatoi.
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