Palazzo Ducale

L’attuale palazzo ducale di Camerino è il frutto di successive stratificazioni (che hanno prodotto un progressivo addizionarsi delle strutture in vari momenti storici) e di restauri e rifacimenti (che nel corso dei secoli hanno nascosto sotto pareti intonacate le diverse entità di cui era composto).

Occupa uno spazio considerevole ed è il risultato dell’accorpamento di tre palazzi, costruiti in tempi successivi uno accanto all’altro ad inglobare le aree preesistenze e separati, fino all’unificazione architettonica rinascimentale ad opera di Giulio Cesare, da strade che tuttavia comunicavano grazie a dei collegamenti.

Dopo la fine della Signoria dei da Varano (1571) il Palazzo diventa sede degli uffici governativi dello Stato della Chiesa e poi dell’Università, subendo irrimediabili perdite nelle decorazioni pittoriche e nelle strutture.

Si erge strategicamente nei pressi della cattedrale, nello spazio più sacro della città, sulla sommità del colle, proprio quando questo raggiunge il suo minimo livello, tanto da rendere necessarie le fondazioni sul ciglio della rupe, su due terrazze più in basso, per evitare di stringere troppo lo spazio della piazza.

Le prime notizie del palazzo risalgono agli anni che seguono il sacco di Camerino ad opera del re Manfredi (1259), quando Gentile I da Varano, podestà della città, costruisce il palazzo posto nel quartiere di Sossanto (probabilmente in corrispondenza di un originario insieme fortificato comprendente tutto il lato nord di Camerino), recuperando le cosiddette “Case Vecchie”, e già dal 1266 è in grado di ospitare gli uffici del Comune, privi di una sede propria. Il piano su cui è fondato il palazzo è costruito su pilastri quadrati sui quali si innestano delle arcate a tutto sesto, delle quali ne sono visibili ancora due, che forse dovevano fare parte di una facciata.

Il primo nucleo del palazzo è quello più a nord, verso San Venanzio, ed è molto probabile che fosse unito alla Cattedrale fino a quando, alla fine del XIII secolo, questa fortificazione, della quale doveva far parte una torre dalle murature molto spesse che terminava con una loggia a piccole arcate, non venne interrotta con l’apertura della Porta Gentile: resti di questa unione si potevano ancora individuare nel Ponte di Madonna che collegava tra il 1259 e il 1570 il palazzo e la cappella gentilizia del Duomo.

Una seconda stratificazione si ha sotto Venanzio, nella seconda metà del Trecento, a seguito dell’ottenimento del vicariato apostolico da parte dei da Varano. Venanzio inizia a costruire un po’ più a monte, accanto alla torre preesistente che diventa così parte integrante di questa nuova architettura, fungendo da collegamento verticale ai tre piani. Il palazzo di Venanzio, ancora incompleto nel 1418, doveva apparire come una vera e propria residenza signorile, visto che al piano nobile aveva una Sala Grande di rappresentanza adibita a feste e ricevimenti, con otto finestre, due camini, soffitto ligneo e di continuo abbellita con arazzi, affreschi, intarsi.

Il cosiddetto Palazzo vecchio è composto dalle Case Vecchie (Palazzo di Gentile) e dal Palazzo di Venanzio, i quali, tra il 1464 e il 1475 e per volere di Giulio Cesare, vengono appunto ampliati ed accorpati con la costruzione, ad opera di maestranze lombarde, di imponenti volte laterizie a coprire le strade che li separavano. Caratteristici del palazzo erano anche gli orti, alla base del palazzo e verso la campagna, nei quali si svolgevano i giochi dei tornei, e lo spazio pensile che collegava il piano terra ai giardini sottostanti.

Tra il 1489 e il 1492 Giulio Cesare fa invece costruire il cosiddetto “Palazzo nuovo”, edificato anch’esso su preesistenze e collegato alle precedenti costruzioni (ma all’epoca forse privo di comunicazione interna col Palazzo Vecchio), del quale è oggi ben visibile il cortile (la logia magna) che lo caratterizza, recuperato nei restauri operati dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici. Il Palazzo nuovo aveva anche un ingresso monumentale sulla piazza, con un pulpito dal quale il signore poteva affacciarsi, posto sopra al portone principale e sorretto da due colonne, mentre le stanze decorate che correvano al primo piano, sostenute dalle arcate del cortile, sono completamente perdute.

Nel 1571, terminata la Signoria e divenuto Palazzo Apostolico, vengono costruiti cinque contrafforti a sostenere la costruzione a valle.

Nel 1749 dalla sala grande del Palazzo Apostolico, ceduta al Comune, si ricavano, ad uso dell’Università otto ampie aule con corridoio centrale, mentre nel 1760 si effettua un intervento di consolidamento strutturale con la formazione di pilastri e sottarchi nel cortile maggiore e con la messa in opera di catene nei sotterranei. Ulteriori acquisizioni da parte dell’Università si hanno intorno al 1950, mentre tra il 1976 e il 1978 hanno inizio i restauri da parte della Sopirintendenza per i Beni Architettonici per le Marche, che danno il via al recupero del cortile e delle sale voltate delle “case vecchie”, rinvenendo nel 1985, nascosti sotto una scialbatura, gli ambienti affrescati in un salone del piano terra del palazzo di ‘Venanzio’.

Lungo la cornice esterna lo stemma dei Da Varano si alterna con la rosa dei Malatesta e col nodo d' amore, allusione al matrimonio di Giulio Cesare con Giovanna Malatesta.Il bel cortile interno, porticato e risalente al XV secolo,presenta talune somiglianze con il palazzo ducale di Urbino. Da una apertura in fondo a sinistra si accede ad un ampio balcone. Nell' interno, occupato dall' università, particolarmente suggestivi sono i sotterranei dove ad es. si può ammirare l' aula della Muta cosiddetta perché durante il periodo della muta ospitava le voliere degli uccelli da richiamo utilizzati dai Da Varano per le battute di caccia. Notevole anche l' aula Scialoya che conserva il suo arredo settecentesco. A valle si estende l'orto botanico cui si accede dalla loggia attraverso una lunga scala a chiocciola che risale al XVI secolo.

Informazioni

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Costruzione XIV Secolo

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